Alessio Papini, una vita per il teatro: “La gioia più grande è trasmettere passione”
Da trent’anni vive il teatro come una vocazione, sia da artista che oggi in particolare da formatore. Alessio Papini, uno dei fondatori della Compagnia Piccolo Nuovo Teatro di Bastia Umbra e anima dello Scuola di Circo Teatro Rataplan, ha trasformato la passione per il teatro di strada, i trampoli e il circo contemporaneo in un progetto educativo che coinvolge ogni anno decine di bambini, ragazzi e adulti. Dai palcoscenici italiani ed europei alle aule scolastiche, fino ai laboratori dedicati ai ragazzi con autismo, il suo percorso è fatto di creatività, manualità e attenzione alla persona. Perché, come ci racconta in questa intervista, il successo più grande non è uno spettacolo applaudito, ma vedere nascere una passione destinata a durare nel tempo.
Da trent’anni il tuo nome è legato al teatro di strada, ai trampoli e alla formazione delle nuove generazioni. Alessio, quando nasce il tuo amore per il teatro?
È una passione che porto dentro fin da ragazzo. Ho iniziato con il teatro amatoriale e le esperienze in parrocchia. Il momento decisivo è arrivato nel 1997, appena finita la scuola superiore, quando Roberto Capocchia mi propose di entrare nella Compagnia Atmo di Bastia Umbra. È stato un colpo di fulmine.
Che cosa ti ha affascinato di questo mondo?
Non era solo recitazione. Era un teatro fatto di immagini, suggestioni, artigianato e creatività. Ho scoperto i trampoli, ma soprattutto ho imparato che non basta saperci camminare: bisogna recitare come se non esistessero, facendo dimenticare al pubblico che sei a oltre un metro da terra. È una disciplina complessa e affascinante.
Sono stati anche anni di grandi esperienze.
Assolutamente. Abbiamo girato l’Italia e l’estero, dalla Germania alla Spagna, dalla Francia fino alla Colombia. Per un ragazzo di vent’anni era un’opportunità straordinaria. Sono stati gli anni più belli della mia vita, non solo artisticamente ma anche dal punto di vista umano.
Il teatro ti ha insegnato anche un mestiere ben più complesso.
Sì, perché oltre agli spettacoli c’era tutta la parte artigianale. Ho imparato a costruire scenografie, scolpire il polistirolo, lavorare la cartapesta, cucire costumi, modellare la creta. È una manualità che oggi rischia di perdersi e che vorrei continuare a trasmettere ai ragazzi.
Nel 2010 nasce la Compagnia Piccolo Nuovo Teatro. Come è cambiato il tuo percorso?
È stata una naturale evoluzione. Da una realtà condivisa siamo diventati autonomi, mantenendo la produzione di spettacoli ma sviluppando sempre di più l’attività formativa. È nata anche la Scuola di Circo Teatro Rataplan, dove il teatro si è unito al circo contemporaneo, ai trampoli, alla giocoleria e alla danza aerea. Oggi dirigo la Compagnia con gli altre tre soci: Giulia Paola Fagioli, Simone Frascarelli e Gessica Bruni.
Oggi l’insegnamento è diventato il cuore del tuo lavoro, con la Scuola di Circo Teatro Rataplan.
Sì, perché mi piace lavorare con i bambini. Ho sempre pensato che, in un’altra vita, avrei potuto fare l’insegnante. Con loro c’è una spontaneità che gli adulti spesso perdono. Sono curiosi, autentici e capaci di sorprenderti continuamente. Nel gruppo insegnanti mi affiancano Vittoria Zucchi, Valeria Armentano, Claudia Marcellini e Donata Marcelli.
Partite davvero dai più piccoli!
Dai tre anni con la circomotricità, poi dai sei iniziano teatro, trampoli e danza aerea. L’obiettivo non è creare campioni, ma aiutare ogni bambino a tirare fuori il meglio di sé. Non siamo una scuola competitiva: vogliamo che ognuno si senta accolto e trovi fiducia nelle proprie capacità.
In questi anni hai lavorato anche nelle scuole e con realtà specifiche?
Sì, abbiamo sviluppato vari progetti sia nel percorso scolastico che in quello extra scolastico. Una delle esperienze più intense è stata quella con l’associazione Edera di Foligno, che segue ragazzi nello spettro dell’autismo, a vari livelli e complessità. All’inizio è stato difficile capire come entrare in relazione con loro, ma quando ci siamo riusciti è stata un’emozione enorme. Attraverso il teatro abbiamo trovato un linguaggio comune.
Che cosa ti restituisce questo lavoro?
Tantissimo. Le soddisfazioni arrivano ogni giorno, soprattutto quando percepisco la fiducia delle famiglie e dei ragazzi. La cosa più bella è vedere nascere una passione. Alcuni ex allievi oggi collaborano con compagnie professionali o continuano questo percorso artistico. Per me è il risultato più grande.
Qual è il momento che preferisci durante l’anno?
Indubbiamente il saggio finale di Rataplan. Fino al giorno prima sembra che nulla funzioni, poi salgono sul palco e danno il massimo. Succede ogni anno. È la dimostrazione che il lavoro fatto insieme lascia qualcosa di profondo e che il teatro insegna molto più di una semplice esibizione.
Che cos’è oggi il Piccolo Nuovo Teatro?
Una realtà familiare, che continua a produrre spettacoli ma soprattutto a formare persone. Il nostro obiettivo è far crescere bambini, ragazzi e adulti attraverso l’arte, il gioco e la creatività. Se riesco a trasmettere anche solo una parte della passione che ho ricevuto io, allora ho raggiunto il mio scopo.
Intervista di Sara Stangoni
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