LUCIA FIUMI RACCONTA “SUONI CONTROVENTO”: DA UN’IDEA A UNA SCOMMESSA VINTA
Festeggia quest’anno la sua decima edizione il Festival Suoni Controvento, che fin dalla sua nascita si caratterizza e si differenzia dal panorama degli altri grandi eventi artistici per la peculiarità di portare la musica in “palcoscenici naturali”, dando vita ad un qualcosa che è molto di più di un semplice concerto, ma si trasforma in una vera esperienza.
Grandi nomi del panorama musicale e culturale, luoghi suggestivi e anche tanti angoli nascosti e meno conosciuti, che si rivelano autentiche perle tutte da scoprire. Tutto questo portato avanti nel segno della sostenibilità, del rispetto per l’ambiente e dell’accessibilità.
Con questi tratti distintivi Suoni Controvento è cresciuto negli anni ampliando i suoi orizzonti ed offrendo al pubblico spettacoli di altissima qualità, uniti all’offerta di percorsi naturalistici per scoprire il territorio che ospita l’evento stesso. Una scommessa vinta: su questo la sua ideatrice Lucia Fiumi non ha dubbi.
Assisana, Lucia Fiumi è Presidente di dell’Associazione umbra canzoni e musica d’autore (Aucma), e guida il Festival insieme a Gianluca Liberali, che ne cura la direzione artistica.
Proprio la città di Assisi è diventata uno dei poli nevralgici del Festival, ospitando in questa decima edizione ben cinque concerti, di cui i primi quattro, andati in scena sul palco della Rocca Maggiore, hanno fatto già registrare numeri da capogiro: a cominciare dalla tappa del tour del gruppo “I Cani” il 31 luglio, proseguendo con i due live, entrambi sold out, di Mannarino il 1° agosto e di Coez il 4 agosto fino al concerto di Angelina Mango.
Ora Suoni Controvento prosegue negli altri comuni, ma tornerà ad Assisi per il gran finale di questa decima edizione: il concerto del Maestro Giovanni Allevi, accompagnato dagli archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana, in programma il 13 settembre in una cornice d’eccezione: il sagrato della Basilica Superiore di San Francesco.
Come è nata, dieci anni fa, quella che possiamo definire una scommessa, o meglio un “progetto”, chiamato Suoni Controvento?
Suoni Controvento è nato nel 2017 e quest’anno festeggia il suo decimo compleanno. È nato come una scommessa. Come associazione avevamo organizzato, per due anni, alcuni eventi sul lago Trasimeno, ma a un certo punto abbiamo capito che la montagna rappresentava meglio il nostro modo di essere, il nostro mood.
Così ci siamo spostati sul Monte Cucco, quasi per caso, grazie ad alcune conoscenze. All’inizio ci hanno dato fiducia due piccoli Comuni, Sigillo e Costacciaro, e da lì l’idea si è evoluta e ha iniziato a crescere. Poi è arrivato il concerto di Marco Mengoni, nel 2019, che ha rappresentato il vero lancio del Festival. Da quel momento i Comuni coinvolti sono aumentati progressivamente e oggi siamo arrivati a coinvolgerne ben ventisei in tutta la regione.
Qual è la peculiarità del festival? Cosa lo distingue dagli altri?
L’idea di partenza si ispirava a Suoni delle Dolomiti: portare eventi musicali all’interno di luoghi naturali di grande bellezza dell’Umbria, spesso poco conosciuti, sempre nel pieno rispetto dell’ambiente. L’obiettivo era coniugare la musica con i suoni della natura, creando un’esperienza unica.
Con il passare degli anni il festival è cresciuto e si è ampliato, entrando anche nei borghi. La sua identità, però, non è mai cambiata: si è semplicemente arricchita. Oggi è qualcosa di più grande rispetto all’idea iniziale, ma gli eventi più significativi continuano a essere quelli immersi nella natura, in luoghi che offrono scenari straordinari. Sono posti che spesso sorprendono perfino gli umbri, che magari non li conoscevano, e che rappresentano una grande attrattiva anche per i tanti turisti.
Veniamo ad Assisi. Quando e come entra a far parte del festival?
Assisi fa parte del festival ormai da diversi anni. Io sono assisana e quindi, in qualche modo, il Festival era già conosciuto in città anche attraverso il mio lavoro. A un certo punto è stata proprio l’amministrazione comunale a chiederci di entrare a far parte del calendario, con l’idea di ospitare eventi in una location che non fosse soltanto naturale, ma anche storica e architettonica, come il piazzale della Rocca Maggiore.
Abbiamo accolto subito questa sfida con entusiasmo. Il primo anno abbiamo organizzato eventi che registravano circa cinquecento presenze.
Era il periodo del Covid, quindi il 2020. Da allora il progetto è cresciuto costantemente. Il Comune ha continuato a investire nel Festival e siamo riusciti a portare ad Assisi artisti sempre più importanti. Penso, ad esempio, al concerto di Brunori Sas dello scorso anno e ad altri appuntamenti di grande rilievo che hanno contribuito a far crescere ulteriormente la manifestazione.
I concerti ad Assisi sono cambiati nel tempo…
Sì. All’inizio abbiamo proposto i concerti al tramonto, che rappresentano una delle caratteristiche distintive di Suoni Controvento. Successivamente ci siamo orientati verso eventi serali di maggiore richiamo. Dopo il Covid, infatti, sono pochi gli artisti disponibili a esibirsi al di fuori dei tour già programmati e, quando lo fanno, preferiscono concerti serali, con strutture e allestimenti adeguati.
Per quanto riguarda Assisi, quest’anno entra nel festival anche il Sacro Convento?
Sì, è una novità di questa edizione. In realtà avevamo già collaborato con il Sacro Convento alcuni anni fa, quando ospitammo il violoncellista Mario Brunello per uno splendido concerto all’alba. Era circa tre anni fa. Lo scorso anno, invece, abbiamo organizzato un panel dedicato all’arte in piazza San Francesco.
Quest’anno raddoppiamo l’impegno con due appuntamenti. Il primo è il panel “Sacro e Profano”, un incontro che vedrà protagonista un ospite che sveleremo prossimamente insieme a fra Giulio Cesareo.
Un’altra caratteristica di Suoni Controvento sono proprio i panel, momenti di riflessione e approfondimento su temi di grande attualità. Com’è nata l’idea di affiancare alla musica questi incontri?
L’idea è nata quasi per caso, da un incontro con Giovanni Parapini, allora nuovo direttore della Rai Umbria. Ci siamo chiesti perché non affiancare alla musica anche appuntamenti di approfondimento realizzati in collaborazione con la Rai e dedicati ai territori.
Del resto, Suoni Controvento non è solo musica: è fatto anche di trekking, passeggiate letterarie ed esperienze che permettono di vivere il territorio sotto tanti punti di vista. Da qui è nato questo nuovo format che sta riscuotendo un ottimo successo. Quest’anno abbiamo già organizzato due panel, uno dedicato alla pace e uno al rapporto tra trasporti, territorio e turismo.
Ci sarà poi anche un incontro dedicato alla sostenibilità, un tema per noi fondamentale. E non è soltanto uno slogan: dallo scorso anno il festival ha ottenuto la certificazione internazionale ISO 20121 per la gestione sostenibile degli eventi.
L’ultima domanda riguarda proprio il concetto di “impatto zero”. Cosa significa, concretamente, per Suoni Controvento?
Per noi significa mettere in pratica azioni concrete. La sostenibilità non può limitarsi alle parole: deve tradursi in comportamenti verificabili. La certificazione ISO 20121, infatti, richiede controlli periodici e un impegno costante nel tempo.
Ma c’è un aspetto importante da sottolineare: la sostenibilità non è soltanto ambientale. Comprende anche la sostenibilità sociale ed economica, elementi altrettanto fondamentali per un festival come il nostro.
In che modo si traduce, ad esempio, la sostenibilità sociale?
Attraverso l’inclusione e l’accessibilità. Significa prestare attenzione alle persone con disabilità, favorire la partecipazione dei giovani, coinvolgere le persone anziane e rendere gli eventi sempre più accessibili. Sono tutti aspetti che rientrano nella nostra idea di sostenibilità e che fanno parte del lavoro quotidiano che portiamo avanti.
Intervista di Elena Ballarani
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