Fabio Battistelli racconta Assisi Runners: quando correre diventa più di un semplice sport

La Gennaiola è uno dei progetti a cui tengo di più da quando sono Presidente. Si tratta di una manifestazione storica di Santa Maria degli Angeli che, per molti anni, è stata gestita da una società sportiva.

In che modo Assisi Runners diventa un luogo di aggregazione per chi si avvicina alla corsa, in particolare per i giovani e i nuovi iscritti?

Assisi Runners è diventato un luogo di aggregazione perché rappresenta un punto di riferimento sul territorio riguardo al podismo e la corsa su strada. Chi vive nel nostro territorio ci vede correre per strada o vede le nostre attività sui social: questo passaparola ci ha fatto da volano e, negli anni, siamo diventati un riferimento per chi vuole avvicinarsi a questo sport.

Per quanto riguarda i giovani, abbiamo molti iscritti e molti ancora continuano ad avvicinarsi perché comunichiamo lo sport in modo fresco e diretto.

Non ci piace dire quanto siamo bravi, preferiamo dimostrarlo e comunicarlo in diversi modi, attraverso immagini, chat e social, facendo avvicinare nel tempo sempre più persone.

Abbiamo inoltre diversi gruppi di allenamento, organizzati in base alle esigenze personali e al grado di preparazione: uno la mattina, uno il pomeriggio e uno la sera. Attraverso i gruppi WhatsApp organizziamo le attività in base alle necessità di tutti.

Siamo abbastanza organizzati per essere una società amatoriale e forse è anche per questo che molti giovani si avvicinano alle nostre attività. Per esempio, un socio

dopo l’iscrizione, non riceve solo la maglietta: cerchiamo di creare aggregazione e di seguire attentamente i nostri iscritti durante le attività di allenamento, soprattutto i giovani e i nuovi arrivati, aiutandoli a capire qual è il loro livello di preparazione e indirizzandoli verso il gruppo più idoneo.

In fondo è uno sport semplice, tuttavia l’infortunio è sempre dietro l’angolo: basta poco per farsi male e avere persone competenti che possono consigliare come svolgere questa attività nel miglior modo possibile è ciò che fa la differenza.

Quali sono le origini di Assisi Runners e come si è evoluta la società nel corso degli anni?

Assisi Runners è nata da un gruppo di amici di Santa Maria degli Angeli che, negli anni ’80, si facevano chiamare Podistica Angelana. Tra i fondatori si ricordano Maurizio Brunacci, Maurizio Paparelli, Claudio Bini, Giorgio Brufani e Roberto Biasciano.

Dall’amicizia e dalla voglia di mettersi in gioco di questi ragazzi nacque la prima associazione podistica, che nei primi anni di attività era molto piccola. L’obiettivo era allenarsi e partecipare a qualche gara, con il sogno di correre la Maratona di New York.

Nel corso degli anni il gruppo è cresciuto e, intorno ai primi anni 2000, si è strutturato in modo più organizzato assumendo il nome di Palestra CFT. Il gruppo divenne via via più numeroso e, proprio da questa realtà, il 2 giugno 2004 nacque ufficialmente la società Assisi Runners.

La società esiste ormai da 22 anni, rappresentando un punto di riferimento per il podismo nel territorio.

Qual è il legame tra Assisi Runners e il territorio di Assisi, sia dal punto di vista sportivo che dal punto di vista del sociale?

Il legame tra la nostra società e il territorio di Assisi è fortissimo, perché il nostro sport si pratica su strada e non in palestra o su un campo sportivo. Il rapporto con il territorio è quindi viscerale: è ben diverso correre in una zona industriale rispetto alle nostre aree, che sono fantastiche, come le strade di campagna o il Monte Subasio.

Abbiamo un territorio che molti ci invidiano: basta uscire di casa per trovare un luogo dove allenarsi senza traffico eccessivo. Anche dal punto di vista sociale il legame è molto forte. Per noi la corsa è sì competizione, ma siamo principalmente amatori e per questo motivo rappresenta soprattutto un momento di aggregazione.

Molti dei nostri soci sono del territorio di Assisi e questo fa sì che il nostro primo obiettivo sia stare insieme, al di là della competizione, che comunque rimane

presente. Inoltre, per evitare che gli allenamenti diventino monotoni, cerchiamo sempre di proporre percorsi alternativi, sia d’estate che d’inverno, sia di giorno che di notte.

La base di partenza è sempre Santa Maria degli Angeli e ogni settimana cambiamo percorso: da Castelnuovo a Rivotorto, per esempio e durante la primavera e l’estate utilizziamo anche tratti sterrati, arrivando fino al Subasio.

 

C’è un ricordo, un episodio o una motivazione personale che ti ha spinto, in particolare, a ricoprire il ruolo di Presidente della società?

Una motivazione personale precisa che mi ha spinto a diventare presidente non c’è stata. In quel periodo era in corso un passaggio di consegne: il presidente di allora, per motivi personali, non poteva più ricoprire quella carica. Durante l’assemblea, gli altri soci mi hanno proposto di candidarmi e io ho accettato. A seguito delle elezioni del 2014 ho quindi intrapreso questo percorso.

Per me è stata una sorpresa, ma sono sempre stato contento della scelta fatta. Oggi sono 12 anni che ricopro questo ruolo e ciò che mi ha spinto ad andare avanti è sicuramente la passione per questo sport, ma soprattutto il desiderio di vedere crescere la società.

Un’altra motivazione importante è stata la volontà di sdoganare questo sport agli occhi della gente. Voglio che il podismo non sia considerato uno sport minore, ma una disciplina importante, al pari delle altre presenti nel nostro territorio.

Quando ho iniziato più di vent’anni fa, e fino al periodo pre-Covid, capitava ancora che, mentre correvo, qualcuno fischiasse o gridasse frasi come: “Dai che arrivi primo! Corri, Forrest!”. Oggi, invece, le cose sono cambiate: anche grazie al boom del running e ad una crescita sociale e culturale, è mutato il punto di vista delle persone. In passato, vedere qualcuno correre a piedi, senza un pallone, veniva considerato quasi uno sport di poco conto.

L’idea di contribuire a far evolvere questa mentalità è stata una delle ragioni che mi hanno spinto ad assumere e a portare avanti questa carica.

La Gennaiola è uno degli eventi più rappresentativi organizzati da Assisi Runners. . Cosa rappresenta questa manifestazione per la città e per la vostra società?

La Gennaiola è uno dei progetti a cui tengo di più da quando sono presidente, anche perché non è sempre stata organizzata da noi. Si tratta di una manifestazione storica di Santa Maria degli Angeli che, per molti anni, è stata gestita da un’altra società sportiva con sede a Bastia Umbra.

Noi siamo di Santa Maria degli Angeli e, considerando già l’esperienza della Podistica Angelana, siamo presenti sul territorio da quasi trent’anni. Il percorso della gara si snoda tra Santa Maria e Rivotorto e ritorno, quindi abbiamo sempre sentito questa manifestazione come nostra. Il fatto che venisse organizzata da una realtà esterna ci ha spinto ancora di più a volerla riportare a casa. È un’idea che ha sempre entusiasmato non solo me, ma anche tutto il consiglio direttivo e i ragazzi che partecipano agli allenamenti. Rappresentava un obiettivo importante, quasi un fulcro per la nostra società.

Per la città, credo che oggi debba essere un vero fiore all’occhiello. Da semplice gara di paese, siamo riusciti a portarla a un livello nazionale, con una 10 km omologata, alla quale hanno partecipato quasi 1000 atleti provenienti da tutta Italia: dalla Sardegna alle Marche, dal Lazio al Friuli.

È stato un evento che, per il nostro sport, ha avuto una rilevanza significativa a livello nazionale. La città deve esserne orgogliosa e, a mio avviso, lo è.

 

Vista la partecipazione e la risposta positiva della comunità, è previsto un progetto futuro per rafforzare ulteriormente il legame tra sport, sociale e territorio?

Al momento non esiste un progetto strutturato nero su bianco, ma vi è sicuramente un’idea di continuità: proseguire sulla strada già tracciata e rafforzare ciò che stiamo facendo.

Il vero progetto, quello più importante, è aumentare il numero degli iscritti e dare maggiore visibilità a questo sport attraverso la creazione di un settore giovanile. L’obiettivo è formare una squadra composta da giovani: questo rappresenterebbe un passaggio fondamentale per noi che oggi siamo principalmente amatori, perché garantirebbe un ricambio generazionale. A quel punto si chiuderebbe il cerchio e la società, tra virgolette, non “morirebbe” mai: i più grandi smettono e i giovani prendono il loro posto.

Ci sono però diverse difficoltà. La prima riguarda gli impianti: per avviare un settore giovanile servono strutture adeguate che, al momento, ad Assisi non sono presenti. Bambini di 6 o 7 anni non possono allenarsi correndo per strada.

È un tema a cui tengo molto. Da una parte vorrei portarlo avanti con decisione, dall’altra faccio i conti con i miei impegni personali. Tuttavia, stiamo lavorando per trasformare questa idea in qualcosa di concreto, perché non sono una persona che si limita a parlare senza agire.

Abbiamo già fatto alcuni passi avanti, organizzando corsi per formare tecnici qualificati. All’interno della società abbiamo allenatori preparati che potrebbero seguire anche il settore giovanile. Dobbiamo continuare a impegnarci, in primis io, perché il bacino tra Assisi, Bastia e Spello è ampio e potrebbe offrire numeri importanti, soprattutto tra i giovani.

C’è una gara, un evento o una situazione particolare che ti è rimasta più impressa?

Tra le prime gare a cui ho partecipato c’è la Gennaiola, che ho corso nel 2009.

La gara a cui sono più legato, però, è la mia prima maratona. Ho preso parte a più di 300 gare da amatore, ma la prima maratona è un’esperienza che non si dimentica facilmente. Ho partecipato alla Maratona di Venezia nel 2012: fu una giornata dal punto di vista meteorologico davvero sfavorevole. Faceva molto freddo, pioveva a dirotto e c’era un fortissimo vento contrario. Insomma, tutte le condizioni peggiori per correre una maratona.

Eppure, la sensazione che si prova quando si taglia il traguardo è indescrivibile. In quel momento si ha la consapevolezza di aver superato i propri limiti, soprattutto quelli mentali. Correre 42 chilometri consecutivi è prima di tutto una sfida mentale: con un po’ di allenamento e costanza in molti possono arrivare a completare una maratona, ma è la testa che fa la differenza.

Ricordo che, mentre correvo, più volte ho pensato di mollare. Ho sofferto molto, soprattutto dal trentesimo chilometro in poi, quello che viene chiamato “il muro del maratoneta”: fin lì, più o meno, ci arrivano tutti, dal 30° al 42° chilometro, invece, è un altro mondo. Ho sofferto tantissimo nell’ultima parte di gara e più di una volta mi sono detto: “Basta, non ce la faccio più, voglio fermarmi”. Però non mi sono mai ritirato e sono sempre arrivato al traguardo. La soddisfazione di averla conclusa è qualcosa di straordinario.

Un altro bel ricordo, legato anche a un buon risultato personale, è la Mezza Maratona di San Valentino a Terni nel 2017, dove ho chiuso in 1:21.00, un tempo significativo per un amatore.

Tra le maratone c’è anche quella di Parigi del 2015. In quell’occasione siamo riusciti a organizzare una trasferta di gruppo, coinvolgendo anche le famiglie: eravamo circa 30 persone tra atleti e accompagnatori. L’atmosfera nella capitale francese e il ricordo di quei tre giorni sono stati davvero belli e aggreganti.

Un altro sogno nel cassetto sarebbe riuscire a organizzare la partecipazione alla Maratona di New York. Essendo oltreoceano, è sicuramente più impegnativo dal punto di vista organizzativo, ma sarebbe davvero un’esperienza straordinaria da vivere insieme.