Fausto Marchini: “Il Palio del Cupolone è passione, bellezza, radici”. Parola al direttore artistico
Al secondo anno di mandato come direttore artistico, l’attore e regista Fausto Marchini racconta la sua esperienza a J’Angeli ‘800 – Palio del Cupolone. E le novità che attendono la 10 edizione, in programma dal 12 al 20 giugno 2026. Un traguardo importante per una rievocazione storica che valorizza storia, identità e comunità in un’atmosfera intensa e coinvolgente.
Fausto, sei al secondo anno come direttore artistico de J’Angeli 800 – Palio del Cupolone. Com’è andata la tua prima esperienza?
L’anno scorso è stata soprattutto una scoperta. Ho vissuto tutto da dentro, giorno per giorno. Devo dire che mi sono divertito: al di là dell’incarico, si respira un clima di festa che coinvolge molto e l’atmosfera è stata davvero positiva.
Cosa ti ha colpito di più entrando nel vivo della manifestazione?
Sicuramente il lavoro dei tre rioni Fornaci, Del Campo e Ponte Rosso. Non tanto perché avessero bisogno di essere seguiti, ma per mia curiosità: volevo vedere come si muovono nel creare gli spettacoli, come sono organizzati, la loro creatività. E ho scoperto un lavoro straordinario di ricerca storica. È qualcosa di molto serio, pur essendo portato avanti da persone che per la maggior parte non sono professionisti di questo settore. È amatoriale nell’origine, ma assolutamente professionale nel risultato.
Quindi hai trovato anche un valore culturale importante!
Sì, molto. I rioni studiano personaggi, eventi, racconti del territorio; cercano documenti, costruiscono storie e li portano in scena. Questo significa riscoprire le proprie radici. È qualcosa di bellissimo: un lavoro collettivo, creativo e culturale. È così capillare che meriterebbe più visibilità: non solo per partecipare più attivamente alla sfida, ma anche per scuole, famiglie, pubblico più ampio. C’è davvero bisogno di divulgare di più tutto questo.
Puntata di Camper su Raiplay dedicata al Palio del Cupolone
Com’è, concretamente, il tuo rapporto con i rioni?
Li incontro periodicamente, non per dare indicazioni specifiche – che chiaramente non posso fare – ma per offrire suggerimenti generali a tutti e tre. È anche uno scambio umano molto interessante.
Parliamo del tuo ruolo: una delle responsabilità principali è la scelta della giuria tecnica. Come funziona?
Sono tre le figure previste dal regolamento: uno storico, un regista e uno scenografo. Devono essere obbligatoriamente provenienti da fuori regione. È un vincolo importante per garantire imparzialità. Li individuo con attenzione in base alle loro competenze e al curriculum.
Come vengono preparati alla valutazione che dovranno svolgere?
Ricevono preventivamente tutto il materiale dei tre rioni: presentazioni, video/immagini delle passate edizioni e la descrizione dello spettacolo dell’anno. In questo modo arrivano preparati e possono valutare con maggiore consapevolezza. Durante la manifestazione, poi, spetta al direttore artistico di accompagnarli durante le serate, chiaramente non intervenendo nel momento delle decisioni e del giudizio finale.
Quest’anno si celebra un traguardo importante: la decima edizione del Palio del Cupolone. Ci sono delle novità importanti?
Prima di tutto è stato modificato il nome “sfilata” in “corteo”. È una questione sia semantica che sostanziale. La “sfilata” implica un movimento lineare, mentre quello che avviene in realtà è un corteo con una parte performativa centrale. Abbiamo voluto dare più libertà ai rioni: ora possono gestire meglio lo spazio e costruire veri e propri “corti teatrali” all’interno del corteo. Devono raccontare una storia in circa 30 minuti, con tanti figuranti e in uno spazio non convenzionale. È una sfida drammaturgica notevole: sintesi, movimento, capacità di catturare l’attenzione.
Un’altra novità è lo spettacolo di apertura in piazza. Che idea c’è dietro?
Per la decima edizione volevamo qualcosa di speciale, capace di attirare pubblico. Abbiamo scelto uno spettacolo molto visivo e popolare, legato sia al tema delle stagioni che della natura, per unirci alle celebrazioni degli ottocento anni di San Francesco di Assisi. Si intitola appunto “La danza delle stagioni”. Si tratta di una coproduzione: oltre alla compagnia principale, Piccolo Nuovo Teatro, sono previsti momenti coreografici realizzati con la Rondine Balletto di Assisi. E nel finale ci sarà il Gran Ballo dell’Ottocento con la partecipazione dell’Ente J’Angeli 800 e dei rioni. Sarà un momento di festa condivisa.
Secondo te, qual è oggi la sfida più grande del Palio?
Il coinvolgimento della comunità. I rioni fanno un lavoro enorme, ma la partecipazione può essere molto più ampia. Non solo a livello attivo nella preparazione, ma anche come pubblico durante la manifestazione. È una festa pubblica che dovrebbe coinvolgere più persone.
Da uomo di teatro, come leggi questa difficoltà?
È un tema certamente più ampio: il teatro oggi deve essere sempre più popolare e accessibile. Si può parlare di teatro ovunque ci sia qualcuno che racconta e qualcuno che ascolta. Anche il Palio può essere uno strumento in questa direzione.
C’è qualcosa, nel lavoro dei rioni, che ti ha sorpreso anche professionalmente?
Sì, alcune soluzioni sceniche. Da regista, ho visto mettere in scena idee veramente originali. Sono davvero bravi: nella scrittura, nella ricerca, nella messa in scena.
Chiudiamo l’intervista con tre parole: quali useresti per descrivere il Palio del Cupolone?
Passione. Bellezza. Radici.
Intervista di Sara Stangoni
designed and developed by