Federico Malizia CEO di Ciam, presidente della Sezione Territoriale di Perugia Confindustria Umbria

Fare impresa oggi richiede un coraggio quotidiano. Coraggio di innovare, di rischiare, di cambiare rotta quando serve. Ma anche il coraggio di credere nelle persone, nei territori e nei valori.

Sfide e opportunità, capacità e intuizioni che in pochi anni hanno portato Ciam a livello globale. Un’azienda che nasce quasi 50 anni fa da Giuseppe Malizia. Era il 1977. Oggi una realtà industriale vanto per la nostra regione, conosciuta nel mondo. Federico ci puoi raccontare questi anni di successi?

La nostra storia nasce nel 1977 con mio padre, Giuseppe Malizia, che ha fondato Ciam con una visione chiara: unire artigianalità e innovazione tecnologica. Negli ultimi anni, abbiamo affrontato sfide importanti, ma anche colto opportunità decisive. L’internazionalizzazione, la ricerca costante sul design e la sostenibilità ci hanno permesso di trasformarci in un punto di riferimento globale nel settore delle vetrine refrigerate e dell’arredo per il settore Ho.Re.Ca. In particolare, negli ultimi anni stiamo consolidando la nostra presenza all’estero con l’apertura di sedi in paesi per noi strategici. Questo ci permette di essere presenti in mercati per noi significativi in modo più puntuale ed efficace.

Nell’ambito del design Ciam  è stata selezionata più volte dall’Adi Design Index per progetti dal design e dalla tecnologia unici, come Murozero, Ice Design Live Stations e Table.

Il nostro successo è frutto di intuizioni coraggiose, investimenti in tecnologie all’avanguardia e, soprattutto, di un team straordinario che condivide valori e visione.

 In un contesto globale che ha reso più complesso il panorama economico, la digitalizzazione è ancora quello strumento forte che favorisce l’innovazione e permette alle aziende di rimanere competitive in un mercato sempre più dinamico e meno lineare?

Assolutamente sì, è essenziale. La digitalizzazione non è solo uno strumento, ma un vero e proprio mindset. Ci ha permesso di ottimizzare i processi produttivi, migliorare la customer experience e sviluppare soluzioni su misura per mercati sempre più esigenti. Essa rappresenta un processo continuo, che negli anni ci spinge a migliorarci continuamente per soddisfare le esigenze del mercato e quelle aziendali. La digitalizzazione del dato ha permesso di creare flussi di lavoro interni sempre più efficienti e il disuso della carta stampata. Questo permette di rendere ogni processo aziendale, dalle vendite alla produzione, più fluido ed efficiente: infatti si riducono gli sprechi, si agevola il lavoro e le analisi risultano più accurate, limitando il margine di errore. Nell’ottica della digitalizzazione dei processi interni, occorre anche menzionare il fatto che abbiamo iniziato ad intraprendere i primi investimenti sugli assistenti AI, sperimentandone una prima introduzione a supporto del lavoro del dipendente. Un ulteriore intervento è rappresentato dall’introduzione del magazzino automatizzato, si tratta di un sistema che permette all’operatore di reperire in tutta facilità anche il componente più piccolo, semplicemente inserendo il relativo codice.

 In un contesto globale complesso e in continua evoluzione, la capacità di adattarsi rapidamente grazie al digitale è ciò che fa la differenza tra chi resta competitivo e chi si ferma. Il nostro dipartimento R&D è costantemente impegnata su questo fronte, l’edizione 2025 della fiera Host sarà proprio incentrata sulla presentazione di una serie di nuove tecnologie e brevetti Ciam, ma per il momento non sveliamo nulla.

Sei stato eletto presidente della Sezione Territoriale di Perugia di Confindustria Umbria, quali sono le principali sfide che le imprese in Umbria stanno affrontando in questo periodo?

Le imprese umbre stanno affrontando sfide importanti: la transizione ecologica, la carenza di manodopera qualificata, l’accesso all’innovazione e la necessità di internazionalizzarsi. Come presidente della Sezione Territoriale di Perugia di Confindustria Umbria, credo che il nostro compito sia quello di creare un ecosistema favorevole, dove le imprese possano crescere, collaborare e innovare, anche attraverso il dialogo costante con le istituzioni e il mondo della formazione.

Trovo interessante individuare dei punti di connessione e sinergia tra le varie aziende del territorio per supportarsi a vicenda e collaborare attivamente al fine di valorizzare il territorio. Ciam fa questo supportando varie attività e realtà locali, e promuovendo lo scambio tra il mondo della scuola e l’impresa.

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, formazione dei giovani, sviluppo sostenibile e gestione energetica, temi forti che lei sta affrontando. Quanto è importante promuovere la cultura della prevenzione, il rispetto delle norme e il rispetto per il lavoratore?

È fondamentale. La salute e la sicurezza non sono un obbligo normativo, ma un valore etico. In Ciam investiamo costantemente in formazione, prevenzione e benessere dei nostri collaboratori. Crediamo che un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso sia la base per costruire innovazione e qualità. Ciam ha infatti recentemente rinnovato tutta la sezione dedicata agli uffici, con lo scopo di favorire meglio lo scambio tra i vari reparti e migliorare la vita dei dipendenti in azienda. La sostenibilità, inoltre, non può prescindere dal rispetto per le persone e per l’ambiente.

 

 

Come investite sui giovani per prepararli al mercato?

Dobbiamo creare ponti tra scuola, università e impresa. In Ciam collaboriamo con istituti tecnici e università per offrire stage, tirocini e percorsi formativi. I giovani portano energia, idee nuove e competenze digitali: è nostro dovere valorizzarli, ascoltarli e affiancarli nel loro percorso di crescita. Investire su di loro significa investire sul futuro del nostro territorio.

Ciam, inoltre, ogni anno si rende disponibile ad ospitare studenti di istituti locali: progetto promosso da parte di ITS Confindustria. Durante le visite in azienda gli studenti vengono accompagnati nel sito produttivo per una visita in fabbrica e alla fine di ogni visita ci tengo ad incontrare personalmente i ragazzi per salutarli e soprattutto per sapere quali sono state le loro impressioni. Questo scambio permette di trasmettere l’importanza di figure professionali come saldatori, falegnami, elettricisti, ecc. Si tratta di figure chiave per la nostra realtà, che purtroppo vanno sempre più scomparendo.

 

 

C’è una parola con cui vorrei chiudere questa intervista CORAGGIO, il coraggio dell’imprenditore che spinge chi decide di avviare e far crescere un’attività a superare le sfide e le incertezze del mercato. Quanto coraggio ci vuole per investire in nuove idee, per adattarsi ai cambiamenti, per perseverare anche nei momenti più difficili, contribuendo così allo sviluppo del territorio e alla creazione di opportunità per tutti?

Fare impresa oggi richiede un coraggio quotidiano. Coraggio di innovare, di rischiare, di cambiare rotta quando serve. Ma anche il coraggio di credere nelle persone, nei territori e nei valori. Ogni decisione imprenditoriale è un atto di responsabilità verso la comunità. E quando si riesce a trasformare un’idea in un’opportunità per tutti, allora quel coraggio diventa la più grande forza motrice dello sviluppo.

 

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