Dove il Talento incontra il successo: la storia di Luca Broccatelli

La mia famiglia? “senza il suo supporto non avrei mai potuto affrontare nessuna delle avventure che ho vissuto.”

Il percorso di Luca inizia da un’insoddisfazione fisica, dalla quale costruisce il suo percorso professionale, fini ad arrivare a tracciare i passi necessari per raggiungere il successo nel Natural Body Building. Di Monacchia Marco


FitBro è un nome che porta con sé moltissimi risultati e successi. Come racconteresti il tuo percorso? Quali sono i traguardi che ritieni più importanti?

Il mio percorso è nato quasi per gioco e da una condizione che può sembrare paradossale: la mia insoddisfazione fisica. Sono partito da niente e sono diventato, nel giro di pochi anni, l’atleta più titolato al mondo.

Fin dal primo giorno, insieme al mio allenatore, abbiamo cercato di capire dove ci saremmo visti tra 5 o 10 anni. Una volta deciso l’obiettivo (arrivare ai vertici mondiali), abbiamo tracciato un piano preciso con tutti i passi necessari per raggiungerlo. E ce l’abbiamo fatta.

Ho costruito il mio percorso in modo costante e in crescita: dalla prima esperienza internazionale, al ruolo di capitano della Nazionale Italiana, fino alla mia prima vera “esplosione”, avvenuta nel 2018, quando sono riuscito a vincere il titolo di Mister Universo.

Da lì in poi ho voluto mettermi nuovamente alla prova, accettando sfide ancora più grandi e passando al Bodybuilding vero e proprio. Mi sono rimesso in gioco nel 2020, anno in cui ho vinto tutte le categorie disponibili nella mia prima gara di rientro. Ho ripetuto la stessa scelta anche nel 2022, un periodo che ho definito “l’anno dei record”, in cui sono riuscito a vincere tutte le divisioni possibili nella stessa gara. È stato così che ho raggiunto il titolo di atleta più titolato al mondo.

Poi sono tornato nel 2024, vivendo la stagione più lunga e vincente della mia carriera. Così facendo mi sono tolto anche l’ultimo sfizio, ovvero prendere il mio ultimo titolo mondiale.


Ricordi cosa hai provato in quei giorni prima di salire su ognuno di quei palchi?

Ricordo molto chiaramente tutte le emozioni di ogni singola gara che ho fatto, anche perché sono state tutte diverse e, a modo loro, mi hanno segnato. Ricordo con particolare affetto le delusioni, in quanto sono gli elementi che ti permettono di motivarti, crescere e, così facendo, ti permettono di ottenere i risultati prefissati.

Non sono mancate le emozioni positive. Queste ti colpiscono di più nell’immediato, ma ho sempre creduto che siano le critiche costruttive a formarti davvero nel tempo.

Tra le emozioni più forti che ho vissuto in gara, ricordo quelle per la vittoria che ho inseguito a lungo e che non pensavo di riuscire a raggiungere, ovvero vincere il titolo di “Mister Universo” in Thailandia. Questa vittoria è arrivata dopo una lunga preparazione.

Ricordo anche la mia prima gara negli Stati Uniti. In quel periodo in tanti mi dicevano che non sarei mai diventato un grande atleta e che non sarei mai arrivato lontano. Invece, negli Stati Uniti ho vinto il “Natural Mister Olimpia ” ed è stato un qualcosa che mi ha dato tanto, sia a livello personale che professionale.

Inoltre un momento davvero speciale è stato poter salire sul palco, in Belgio, insieme a mia figlia. Per me ha rappresentato un momento importantissimo, un momento simbolico nel quale c’è stato il passaggio del testimone da padre a figlia.


La tua carriera è segnata da traguardi e risultati pazzeschi. Quando è iniziata la passione per il fitness e in particolare per il Natural Bodybuilding?

Devo dire che, se guardo indietro alla mia carriera, a volte faccio fatica a capire da dove sono partito. Tutto è iniziato a 31 anni, quando nemmeno ero giovanissimo. Sono sempre stato un atleta: ho praticato calcio, sport da combattimento e tante altre attività, ma mai praticato il bodybuilding.

Quando ho iniziato ad allenarmi in modo professionale, è cambiato tutto. Ho trasformato il mio corpo e, col tempo, anche la mia mentalità. Le mie caratteristiche fisiche si sono esaltate anno dopo anno.

Tuttavia non avevo mai pensato di gareggiare ma, un giorno, il mio coach mi disse: “Secondo me dovresti provare a gareggiare in una gara di categoria”. Io, che ancora giocavo a calcio, praticavo altri sport e per questo ero molto titubante. Ho fatto tutta la preparazione in silenzio, confidandomi solo con la mia famiglia. Poi è arrivato il giorno della gara. Ho deciso di provarci. E ho vinto la mia prima qualifica regionale. Nemmeno io ci credevo. Da lì è partito tutto. Ho capito che questo poteva davvero diventare un percorso professionale. Così ho iniziato a fare le cose con sempre più serietà. Quello che era nato per gioco è diventato una passione e infine una professione.

Negli ultimi anni hai viaggiato molto per inseguire il tuo sogno. Quanto è stato importante il sostegno della tua famiglia? In che modo sei riuscito a conciliare la tua vita privata con le esigenze di uno sport che ti vede/vedeva impegnato a 360 gradi?

Questa è senza dubbio la sfida più interessante. La prima domanda che tutte le persone che mi conoscono mi fanno è sempre: “Come fai a fare tutto questo?” Credo che la risposta sia legata anche alla mia formazione professionale. Sono un ingegnere industriale e mi occupo di miglioramento continuo. Questo approccio mi porta a cercare sempre l’ottimizzazione dei processi e in un certo senso l’ho riportato anche nel mio percorso sportivo.

In tutto questo, la famiglia è stata cruciale: senza di lei, senza il suo supporto non avrei mai potuto affrontare nessuna delle avventure che ho vissuto. Ho avuto la fortuna di godermi tante esperienze proprio perché avevo il supporto dei miei familiari e quel poco tempo libero riuscivo ad incastrarlo tra allenamento e gare, in modo da poter stare insieme alla mia famiglia.

Il bodybuilding è una sfida particolare, perché è totalizzante. Anche un momento semplice come una cena fuori o un’occasione conviviale con gli amici richiede una certa autonomia emotiva. Molti legano la convivialità con la condivisione dello stesso pasto, ma con il tempo ho imparato a condividere il momento, la presenza delle persone, senza permettere che ciò intaccasse la mia preparazione.

Oltre alla mia famiglia, con me sono cresciuti anche i miei amici: insieme abbiamo creato momenti ancora più preziosi perché non basati sul cibo, ma sul piacere e la volontà di stare insieme.

 

Durante la tua carriera c’è mai stato un momento in cui ti sei detto: “Basta, voglio una pausa per me stesso”? Cosa ti ha spinto ad andare avanti?

Ho vissuto molti momenti in cui ho pensato: “Adesso basta”, sia in senso temporaneo, ma anche in senso definitivo.

Ricordo benissimo le prime brucianti sconfitte, soprattutto quelle avvenute all’estero. Una delle esperienze più significative fu la mia prima gara internazionale, in Slovacchia: per la prima volta non entrai tra i finalisti della mia categoria. Era la mia prima competizione fuori dall’Italia. Arrivavo da una serie di vittorie a livello nazionale. In quel momento, mi sono detto: “Forse questo è il mio limite. Forse è meglio fermarsi qui.”

Invece, quel momento di sconforto si è trasformato presto in un momento di forte voglia di rivincita.

Forse è proprio questo che un atleta desidera davvero: una seconda occasione. Fortunatamente, poco dopo ebbi l’opportunità di volare negli Stati Uniti per il mio primo Mr. Olympia: fu come ricevere una mano dal cielo. Lì ho imparato tantissime cose e sono riuscito a riscattarmi completamente, ribaltando l’amaro risultato europeo e arrivando addirittura a vincere il titolo di mister Olympia.

Negli anni successivi, ho vissuto anche momenti di forte pressione. Mi sono sentito stanco, sovraccarico, e ho pensato seriamente di voler smettere. Il contesto attorno a me era diventato difficile: lo sport che pratico è particolare, espone a critiche, e dà spazio tanto a parole motivanti quanto a giudizi negativi gratuiti. Non sono mancati nemmeno gli haters. Ma, come sempre, confrontandomi con la mia famiglia ho deciso di andare avanti. E questa scelta ha portato a grandi risultati.

Nel mio percorso ci sono stati anche momenti in cui ho sentito la necessità di fermarmi per crescere di più. Nel Natural bodybuilding , una preparazione portata avanti con serietà può avere bisogno di pause più lunghe, proprio perché richiede un equilibrio costante. Così, in alcuni periodi, mi sono fermato per uno o due anni, per ricostruire e per poi rientrare in gara e migliorare ancora.

Oggi sento di essere arrivato a un punto in cui tutto ciò che dovevo fare in questo mondo, l’ho fatto. I risultati sono arrivati, i traguardi sono stati raggiunti. Eppure, dentro di me, sento ancora una scintilla: è difficile razionalizzare, perché l’amore per questo sport è così forte che mi fa sentire ancora in grado di esprimermi ad alti livelli.

 

I tuoi sono risultati che rimarranno impressi non solo nel tuo cuore, ma anche nella storia del nostro territorio. Come vedi il tuo futuro? Cosa sogni, oggi, per il tuo avvenire?

Questa domanda è importantissima per me, perché rappresenta il momento in cui si supera la montagna e si raggiunge la vetta. È un’emozione bellissima. Ma adesso non voglio cadere, non voglio tornare giù: voglio fare in modo che altre persone possano salire. Il mio obiettivo è diventare un faro, una guida, e restituire alla comunità tutto ciò che ho imparato nel mio percorso. Vorrei contribuire a promuovere lo sport a tutti i livelli, sia a livello territoriale, ma anche nazionale e internazionale. L’esperienza che ho accumulato e maturato può essere messa a disposizione di tutti

in modo da far crescere non solo questo sport, ma anche – e soprattutto – la voglia delle persone di praticare sport in modo sano, consapevole e legato al benessere psicofisico. Perché la salute passa anche da qui. Una popolazione più sportiva, che pratica attivamente sport, è una popolazione più sana. Stare attenti al proprio benessere fisico, alla salute mentale, al riposo, all’alimentazione, e dedicarsi all’allenamento è fondamentale. L’equilibrio tra questi fattori non solo migliora la qualità della vita individuale, ma crea anche un meccanismo virtuoso che riduce la necessità di cure sanitarie, alleggerisce il sistema e genera tantissimi effetti positivi, in grado di aumentare il benessere collettivo. Inoltre vorrei continuare il mio impegno nella lotta al doping, cercando di far capire non solo i rischi legati a queste pratiche, ma soprattutto il valore autentico del risultato raggiunto naturalmente. C’è un potenziale umano enorme, spesso sottovalutato e il senso di soddisfazione derivante dal raggiungimento di un obiettivo seguendo le regole del gioco, puntando tutto sulla crescita personale, è incomparabile. È quando trovi dentro di te le risorse per superare quei limiti che oggi sembrano impossibili, ma che domani saranno solo il ricordo di qualcosa che pensavi di non poter fare. Perché per me lo sport non è solo competizione. Non è solo pratica fisica. Con il tempo ho capito che lo sport è – e resta – una grandissima scuola di vita.

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