Luca Piccioni, Accademia ResonArs: “La musica antica è viva e parla al presente”
La musica antica è una porta aperta sul passato e vive ogni volta che viene suonata. Sta a noi ascoltarla
Nel cuore di Assisi, tra storia, arte e tradizione, c’è un progetto unico nel panorama italiano: l’Accademia di arti antiche ResonArs. Uno dei fondatori è Luca Piccioni, musicista e liutaio. L’Accademia nasce dall’incontro tra ricerca musicologica, pratica esecutiva e didattica, con l’obiettivo di riscoprire e rendere viva la musica medievale e rinascimentale.
Luca Piccioni racconta il suo percorso personale – dalla chitarra classica al liuto, fino alla liuteria – e la nascita di una realtà che oggi rappresenta un punto di riferimento per appassionati e studiosi. Un viaggio tra strumenti antichi, ricostruzioni storiche, formazione e performance, che dimostra come la musica del passato possa ancora parlare al presente, diventando esperienza viva e condivisa.
Siamo nel tuo laboratorio, Luca: quali strumenti musicali costruisci? Esiste un modello standard?
Costruisco principalmente strumenti antichi, come i liuti, attraverso riproduzioni medievali e rinascimentali. È un’attività che porto avanti insieme al mio lavoro da musicista. Non esiste un modello standard ed è proprio questo il punto interessante. Oggi, se costruisci un violino o una chitarra classica, hai forme codificate. Nel Medioevo invece no: devi ricostruire tutto partendo dalle iconografie, dai dipinti, dalle fonti storiche. Se qualcuno mi chiede un liuto, la prima domanda è: quale liuto? Di che periodo? Di quale area geografica? Cambiano forma, proporzioni, suono.
Quindi ogni strumento è anche un lavoro di ricerca storica?
Esatto. È un po’ quello che succede a chi si avvicina alla musica antica: nasce una domanda. “Come suonava davvero questa musica?”. Pensiamo a Johann Sebastian Bach: oggi la normalità è suonarlo al pianoforte, ma lui usava il clavicembalo uno strumento che produce il suono in un modo del tutto diverso. Da lì parte la curiosità, che diventa ricerca.
È così che è iniziato il tuo percorso?
Sì. Ho studiato chitarra classica, ma suonavo trascrizioni di brani nati per altri strumenti e mi è sorta proprio la domanda che dicevo prima: “Come suonava davvero questa musica?”. Da lì è nato il passaggio al liuto e, più in generale, alla musica antica.
Quanto ha influito vivere in un luogo come Assisi?
Molto. Qui la storia la respiri. Vivere tra mura antiche, in un contesto così ricco di passato, ti porta naturalmente a farti certe domande. È un clima che ti entra dentro.
Parliamo di ResonArs: come nasce l’Accademia?
Nasce tra il 2009 e il 2010. Eravamo un gruppo di musicisti e ci siamo resi conto che in questo territorio c’era una concentrazione incredibile di persone che suonavano musica antica, ognuno per conto proprio. Abbiamo pensato di creare un punto di riferimento, soprattutto per la didattica. Perché formando musicisti, crei anche il pubblico. C’erano tanti ragazzi che volevano avvicinarsi a questi strumenti ma non avevano uno spazio dove farlo.
E il nome ResonArs come lo avete scelto?
Nasce dall’unione di due elementi: “resonare” e “ars”. “Resonare” richiama direttamente l’inno a San Giovanni da cui Guido d’Arezzo trasse i nomi delle note musicali (Ut (l’antico Do), Re, Mi, Fa, Sol, La), mentre “ars” rimanda all’arte in senso più ampio. L’idea era quella di creare un nome che evocasse sia le radici storiche della musica sia un’apertura alle arti antiche nel loro insieme. In origine, infatti, l’Accademia voleva includere non solo la musica, ma anche altre espressioni artistiche legate al mondo medievale e rinascimentale.
Quali attività porta avanti oggi ResonArs?
Principalmente didattica: corsi, masterclass, produzione artistica. Organizziamo anche eventi e collaboriamo con il Comune di Assisi. Negli anni si è creato un rapporto di fiducia perché la qualità del lavoro è riconosciuta.
Esistono realtà simili alla vostra in Italia?
Praticamente no. C’è una sezione nella Civica Scuola di Musica Claudio Abbado a Milano, ma non esiste un vero percorso istituzionale e ministeriale dedicato alla musica medievale. Infatti molti di noi hanno studiato all’estero, ad esempio alla Schola Cantorum di Basilea, dove esistono dipartimenti specifici.
Tra i progetti più importanti prodotti dall’Accademia c’è il festival “DeMusicAssisi”: di cosa si tratta?
È un festival di musica medievale nato quattro anni fa. Il nome viene dal trattato De Musica di Boezio, un riferimento fondamentale per chi studia musica medievale. È un progetto a cui tengo molto: finalmente Assisi ha un festival dedicato a questo repertorio, e la risposta del pubblico è stata da subito enorme. Questo ci riempie di soddisfazione e ci spinge a proseguire e crescere.
Tu oltre a insegnare continui a suonare?
Certo. L’attività concertistica è fondamentale. Suono con diversi ensemble, ma Anonima Frottolisti è il gruppo di cui sono fondatore insieme a Massimiliano Dragoni. Facciamo concerti in Italia e all’estero, soprattutto in Europa.
E per quanto riguarda la costruzione degli strumenti?
È una nicchia molto particolare, ma internazionale. Ho richieste in Europa, America, Asia. È un mercato piccolo, ma proprio per questo, se lavori bene, riesci a trovare il tuo spazio.
Che consiglio daresti a un giovane che vuole avvicinarsi alla musica antica?
Di seguire la propria curiosità. Se ti affascina, significa che hai già una sensibilità. E soprattutto: non pensare che sia una musica “da museo”. La musica esiste solo quando qualcuno la suona. Ogni interprete la rende viva oggi. La musica non è mai “vecchia”, ma cambia ogni volta che viene eseguita. È sempre contemporanea.
In fondo è anche una questione di identità territoriale…
Esatto. Qui ad Assisi e nel territorio intorno succede una cosa incredibile: persone di tutte le età cantano musica del Trecento come fosse musica popolare. Questo dimostra che non è qualcosa di distante: è parte della nostra cultura.
C’è qualcosa che vuoi aggiungere?
La musica antica non è un mondo chiuso. È una porta aperta sul passato che parla ancora al presente. Sta a noi ascoltarla.
Intervista di Sara Stangoni
designed and developed by