Andrea Catanossi racconta Beerock, un grande successo con musica dal vivo, birre artigianali umbre, buon cibo e promozione del territorio
C’è un Premio per noi molto importante legato a Beerock intitolato a Laura Migni che è scomparsa due anni fa, era parte della nostra organizzazione, della nostra famiglia. Ogni anno premiamo un ragazzo con una borsa di studio intitolata a lei
Come è nata l’idea di Beerock Andrea?
La prima edizione è nata nell’ambito delle celebrazioni del Palio di San Vitale, del Santo Patrone di Viole. Eravamo un gruppo di ragazzi giovani, adolescenti. Insieme decidemmo di organizzare un concerto di musica rock. Abbiamo chiamato per la prima volta un gruppo, una band tributo a Vasco Rossi. Da quell’evento la manifestazione ha intrapreso una storia tutta sua. Anno dopo anno siamo arrivati alla quattordicesima edizione. L’idea delle birre artigianali è nata dal fatto che proprio in quegli anni iniziavano a farsi conoscere i primi birrifici anche nel nostro territorio. Le manifestazioni legate al vino erano già molto note per questo scegliemmo di coniugare musica e birra.
Quante persone una manifestazione così importante porta alla frazione di Viole?
Sicuramente nelle quattro serate più di tremila. Ormai è un vero punto di riferimento dell’estate. Ci tengo a precisare che noi non abbiamo finanziamenti. Voglio ringraziare Ivano Bocchini che mi ha preceduto nella presidenza della Pro Loco, il Direttivo attuale e chiunque prima di noi ha lavorato per la valorizzazione
Sicuramente nelle quattro serate più di tremila. Ormai è un vero punto di riferimento dell’estate. Ci tengo a precisare che noi non abbiamo finanziamenti. Voglio ringraziare Ivano Bocchini che mi ha preceduto nella presidenza della Pro Loco, il Direttivo attuale e chiunque prima di noi ha lavorato per la valorizzazione dell’immagine del paese di Viole, per la promozione del nostro paese anche con Beerock.
Un’iniziativa che si è sviluppata crescendo negli anni ha permesso la realizzazione di altre attività?
Sì, ci sono state tante iniziative parallele, siamo giunti ad esempio ad una edizione più che decennale con un motoraduno che vede partecipanti da tutta l’Umbria oltre a motociclisti che vengono dalla Sardegna, due edizioni di una corsa podistica insieme ad Assisi Runners, due edizioni di cicloraduno anche sul monte Subasio. C’è un Premio per noi molto importante intitolato a Laura Migni che è scomparsa due anni fa, era parte della nostra organizzazione, della nostra famiglia. Ogni anno premiamo un ragazzo con una borsa di studio intitolata a lei
Le date del 2026 di Beerock sono già state definite? Ci puoi anticipare qualche novità?
Sicuramente la prima settimana di luglio, il primo fine settimana di luglio e dobbiamo ancora decidere se durerà quattro o cinque giorni. Ci potrebbe essere questa novità di un giorno in più che stiamo valutando.
In tutti questi anni i gruppi musicali, la musica ha attratto ragazzi e ragazze da tutta l’Umbria, chi si occupa del palinsesto?
C’è un lavoro che inizia ogni anno a gennaio – febbraio. Tanti ragazzi collaborano per scegliere le band che vengono accuratamente selezionale. Diventa sempre più difficile dare un’offerta nuova, mai scontata, DJ set. E’ importare portare sempre novità. La nostra determinazione è focalizzata sulla musica dal vivo, questo è un grosso vanto. Il nostro palcoscenico è rivolto ad un pubblico giovane
Quanti volontari lavorano in un evento come questo?
Tra signore in cucina, ragazze che spillano la birra, volontari impiegati in tutte le attività, più di 120 persone. E’ bello vedere il coinvolgimento di tutte le generazioni, dai bambini piccoli che portano a tavola, agli ottantenni, che vengono ad accendere il braciere alle 18.30 del pomeriggio. Nella cucina il grosso del lavoro è fatto dalle nostre mamme, con i prodotti tipici umbri, con le ricette che sono le radici delle nostre tradizioni. Il paese collabora tutto, anche se si trasforma e a volte possono crearsi situazioni problematiche di cui ci scusiamo.
In una kermesse come Beerock quanta responsibilità ci si sente addosso? Quanta soddisfazione?
C’è una responsabilità molto importante e un lavoro dei volontari determinante. Il ragionamento sulla quinta serata è proprio questo, se i volontari riescono ad affrontare proprio a livello di impegno e fatica un giorno in più. La soddisfazione però è enorme, quando vedi un paese che collabora e vive. Quando tutto è in fermento e diventa vitale. Il giorno più brutto è il lunedì, quando tutto è finito e il paese torna ad essere vuoto.
di Cinzia Mortolini
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