“Il Samaritano”, Premio Europeo Per La Solidarieta’ Stradale: Il Coraggio Di Non Voltarsi Dall’altra Parte

c’erano persone sul pontile che, invece di intervenire, riprendevano con il cellulare… Quello che più mi ha toccato è l’indifferenza delle persone quando si imbattono in queste situazioni. E questo è uno dei grandi obiettivi del nostro Comitato: cercare di invertire questa tendenza

Molto più di un semplice riconoscimento. Molto di più di un’onorificenza.

A Petrignano di Assisi, il Premio Europeo per la Solidarietà stradale è un bagaglio di storie reali, di episodi di vita, eventi anche drammatici che coinvolgono persone, famiglie, uomini e ragazzi, le cui strade si incrociano per caso, o per fatalità, in un attimo, un solo istante da cui nascerà un legame indissolubile. Nel segno della solidarietà, dell’altruismo, del senso civico, quello che spinge a non voltarsi dall’altra parte, o a passare oltre, quando ci si trova davanti chi ha bisogno d’aiuto.

Si intitola “Il Samaritano”, ed è un premio istituito in onore alle vittime della strada. Viene assegnato ogni anno ad una persona che, di fronte a un qualcuno in difficoltà, ha il coraggio di non passare oltre, ma si ferma ad aiutare, rischiando spesso la propria vita per l’altro, come il buon samaritano della parabola che dà il nome al trofeo.

È stato istituito a Petrignano di Assisi nel 1973, in memoria di un cittadino petrignanese, Giancarlo Tofi, che il 12 ottobre dell’anno prima, aveva perso la vita, travolto da un’auto, mentre stava soccorrendo un ciclista caduto sull’asfalto. Un gruppo di amici di Giancarlo costituì il primo Comitato Samaritano dando vita a questo premio internazionale, da assegnare a coloro che, come lui, si fossero distinti per atti di coraggio e solidarietà stradale. Da allora è stato assegnato consecutivamente fino al 1999, poi, dopo alcuni periodi di interruzione, è stato ripristinato a cura della proloco di Petrignano, che a tutt’oggi lo porta avanti e che, a tale scopo, ha nominato un nuovo Comitato Organizzatore portando avanti il premio come una preziosa eredità da custodire e tramandare nel tempo.
Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con il Presidente dell’attuale Comitato Samaritano, Claudio Mancinelli e con la Presidente della Proloco di Petrignano di Assisi, Marta Freddii, per scoprire qualche dettaglio, qualche racconto legato alla storia dei premiati delle ultime edizioni.

Il lavoro di ricerca e selezione del “Samaritano” da premiare è lungo e approfondito. È affidato ad un’apposita Commissione composta da varie personalità – anche a livello nazionale – del mondo del giornalismo, della scuola, dell’imprenditoria e delle forze dell’ordine; primo fra tutti il Sindaco di Assisi, membro di diritto della Commissione. Vengono valutati casi di cronaca avvenuti sia in Italia, sia all’estero: storie anche molto forti e crude, che toccano profondamente e fanno capire la vera natura del premio: dietro al premio ci sono persone, che hanno rischiato la propria vita per aiutare qualcuno in difficoltà, vittima della strada. Il Samaritano non è solo un premio per un gesto eroico. Dietro ci sono le storie umane di chi è stato salvato, di chi ha salvato, di chi era con lui. E dietro ogni persona ci sono momenti vissuti, scene anche agghiaccianti.  Ci sono attimi, ad esempio. Istanti in cui c’è da tenere la lucidità, il sangue freddo di fronte a quello che ci si ritrova davanti. E poi ci sono storie di solidarietà da cui nascono rapporti veri, che si protraggono nel tempo. Come nel caso di Chara Silvestrucci, ragazza umbra che ha ricevuto il premio nel 2021.

«Nel corso degli anni sono stati assegnati tanti premi – racconta Claudio Mancinelli – ma ci sono ricordi forti che hanno segnato la storia del Samaritano come quello della premiata Chiara Silvestrucci, perché innanzitutto il Covid aveva portato alla premiazione in un modo insolito, ma abbiamo comunque svolto la consegna, in diretta streaming, e poi abbiamo avuto l’onore di essere ospitati, per la premiazione istituzionale, nella Sala della Conciliazione del Comune di Assisi. La cosa più toccante è stato il racconto di Chiara, quando ci ha detto che lei si è fermata perché ha notato del materiale in mezzo alla strada, non ha visto che c’era un incidente, ma si è fermata, mentre altri automobilisti che l’avevano preceduta, non si erano fermati. Lei lo ha fatto. Probabilmente sarà stato l’istinto, ma comunque lei racconta che è stata una sensazione che ha avuto di fermarsi perché aveva visto sulla carreggiata il bauletto di una moto. C’era una moto che era andata a finire fuori strada. Quando si è messa sulla corsia di emergenza ed è scesa, ha visto questa persona che stava in gravi condizioni, lei si è avvicinata e ha cercato di tenerla sveglia, mentre la donna chiedeva del compagno. Stavano tornando dal mare ed era l’ultima galleria sulla strada nuova che da Colfiorito viene sulla Flaminia, poi da lì sarebbero tornati a Terni. La donna cercava il compagno, ma Chiara non lo vedeva. Alla fine, allargando lo sguardo Chiara ha raccontato di aver visto poco più avanti una persona deceduta. Preso atto della situazione, lei ha continuato a tenere per mano la donna e ha atteso con lei i soccorsi. La cosa veramente toccante è stato il fatto che la persona salvata ha preso parte alla cerimonia di premiazione di Chiara. Perché nel frattempo era successo un qualcosa di bello: quando è arrivata l’ambulanza è stato detto a Chiara di allontanarsi da lì perché da quel momento i sanitari avrebbero preso in mano la situazione. Lei si è fatta da parte, ma nel parlare – per cercare di tenerla sveglia – aveva chiesto alla donna il suo nome e lei le aveva detto il suo. Da lì la donna ha iniziato a cercarla. Pochi giorni dopo, Chiara si è recata in ospedale per avere notizie di lei ed è stata accompagnata nella sua camera. Da quel giorno è nato un legame indissolubile. Quello che più mi ha toccato è l’indifferenza delle persone quando si imbattono in queste situazioni. E questo è uno dei grandi obiettivi del nostro Comitato: cercare di invertire questa tendenza».

L’indifferenza di tante persone è emersa non solo in questo episodio, ma anche in episodi riguardanti i premiati degli anni successivi: «tipo Alessandro Martorana, Samaritano 2022, che pur non sapendo nuotare si è buttato in acqua e ha salvato una ragazzina di dieci anni, e c’erano persone sul pontile che, invece di intervenire, riprendevano con il cellulare. Lo stesso è successo anche nell’episodio che ha riguardato il Samaritano dell’anno seguente, il vigile del fuoco Ivano Ghidoni: lui si è buttato e c’era tanta gente intorno che riprendeva con il cellulare. Chiamati i soccorsi, essendo una zona montuosa, è intervenuto l’elicottero e il personale sanitario ha trovato tre persone, due sono riusciti ad estrarli, una persona no e quando sono riusciti a farla uscire era deceduta. La moglie di Ghidoni, che è un’anestesista, ha fatto e continuato a fare su quel corpo il massaggio cardiaco e grazie a questo gesto, quella persona deceduta ha potuto donare sette organi.

Il Samaritano 2023 è stato Francesco Bruzzoni, un giovane che ha salvato alcuni ragazzi che rientravano da scuola, tutti i ragazzi di un piccolo paesino che rientravano tutti insieme con lo stesso pullman: quel paese sarebbe rimasto senza giovani in quella fascia d’età, erano 8 ragazzi di un piccolo comune di 800 abitanti, un luogo in cima alla montagna. Lui era l’unico che non aveva subito traumi. Prima si è interessato della sorella, anche lei era a bordo. Lei accusava un po’ di dolore (si scoprirà in seguito che aveva il bacino rotto), e ha preferito che il fratello si prodigasse per gli altri. All’appello mancavano un po’ di compagni e quando lui è uscito ha trovato uno che era rimasto appeso su un albero, un altro era finito sotto al pulmino. Ad un altro ha fatto il massaggio cardiaco, perché aveva fatto un corso di primo soccorso a scuola. Lui aveva fatto a scuola un corso di primo intervento e ha messo in pratica quello che aveva appreso».

Anche il Samaritano di quest’anno è stato un ragazzo giovanissimo, il francese Nathan Vidailhet, un altro “eroe” che a scuola era stato attento al corso di primo soccorso e ha semplicemente messo in pratica, nella realtà, le teorie studiate, salvando la vita a sua mamma e sua sorella di quattro anni, rimasti vittime di un incidente stradale. Lui stesso era a bordo quando l’auto sulla quale viaggiavano, dopo una manovra è uscita dalla carreggiata finendo in un fosso pieno d’acqua. Nonostante fosse contuso e spaventato, con grande coraggio Nathan è riuscito a mettere in salvo la madre, svenuta nell’acqua a causa di un trauma cranico riportato, e la sorellina, rimasta intrappolata nell’abitacolo della macchina a testa in giù, legata al seggiolino.

I premiati sono invitati a Petrignano di Assisi ma il loro viaggio verso Petrignano non si ferma solo al semplice ritiro del premio. Il giorno prima vengono ricevuti in comune dalle massime autorità cittadine e invitati a firmare il prestigiosissimo registro degli ospiti illustri della città.
Dietro alla consegna di ogni premio c’è un grande sforzo pratico e anche logistico e organizzativo, unito a tutto il risvolto umano di un’intera collettività che si mette a disposizione per far sentire il premiato parte del territorio.

Il progetto nelle scuole, per diffondere il senso civico e l’importanza del “fare la propria parte”

Il Samaritano non è solo una premiazione fine a se stessa, ma è diventato un vero e proprio progetto da diffondere, nel corso di tutto l’anno, attraverso le scuole. La Presidente della Proloco, Marta Freddii, spiega i dettagli di un progetto che sta già allargando le radici e che punta a crescere: «Chiaramente siamo partiti dalla realtà più vicina a noi e che più facilmente potevamo raggiungere, quindi la scuola Elementare e la scuola Media, l’idea c’è sempre stata, anche nei primi anni, veniva proposto nelle scuole un tema sul Samaritano. Noi qui abbiamo dovuto fare un lavoro diverso, abbiamo dovuto riportare il concetto, l’idea del Samaritano nelle scuole dopo diversi anni e siamo dovuti ripartire dalle basi, perché magari i genitori sapevano cos’era il Samaritano, ma i bambini, quelli delle elementari non l’avevano mai sentito e mai visto, quindi noi abbiamo ricominciato questo lavoro di diffusione su che cos’è questo Samaritano che è legato principalmente alla sicurezza stradale, però la parola chiave del premio è “solidarietà”, non è salvataggio o soccorso stradale, quindi noi abbiamo giocato un po’ su questa parola, anche per attualizzare un po’, perché magari l’ambito degli incidenti stradali, alla scuola elementare può sembrare lontano, ma non la solidarietà e l’impegno per il bene comune. Se succede qualcosa, mi fermo, vado oltre oppure faccio la mia parte? Questo rientra nell’ambito della cittadinanza attiva, anche perché poi adesso l’educazione civica nelle scuole è fondamentale, ci sono delle ore obbligatorie da fare, ci sono dei moduli assolutamente da portare avanti, e tra i vari moduli dell’educazione civica, a parte le istituzioni, c’è proprio l’aspetto legato all’impegno civico, alla cittadinanza attiva, alla solidarietà e al volontariato. E quindi noi proponiamo questi temi. Il progetto è partito con la Protezione civile, in queste scuole e si chiama “sulle strade della solidarietà”. Volontariato, cittadinanza attiva, portiamo il messaggio del Samaritano, facciamo conoscere il Samaritano, quindi piano piano stiamo seminando questi “semini”. Lo stesso stiamo facendo nelle scuole Medie, poi magari un prossimo futuro riusciremo ad arrivare anche agli Istituti Superiori dove lì sì che si prende la patente e c’è proprio tutto il discorso della sicurezza stradale che è fortemente attinente a quella fascia d’età. La cosa bella di quest’anno che è stata fatta, a santa Maria degli Angeli, è un progetto più strutturato che abbiamo presentato al Consiglio Comunale dei ragazzi. Sugli obiettivi, a parte gli obiettivi generali che sono sempre gli stessi, sono stati fatti dei collegamenti di attualità con i temi che loro toccano tutti giorni. Per esempio il bullismo, che sembra a primo impatto non entrare nulla con il Samaritano e invece serve per individuare meccanismi per comprendere l’importanza di non essere spettatori passivi, ma di intervenire per il bene comune e la formazione di un buon cittadino attivo. Noi portiamo anche degli esempi pratici, perché ci sono persone che lo fanno veramente e questo è il senso. Tutto questo viene svolto con i ragazzi durante le ore di educazione civica. A Santa Maria una parte l’abbiamo svolta insieme alla Polizia stradale. Siamo andati insieme a due rappresentanti della Polizia stradale che hanno anche parlato del ruolo delle forze dell’ordine, dei doveri del cittadino e poi la prevenzione e l’importanza del rispetto delle regole per comportarsi da buon cittadino, perché non c’è bisogno di essere eroi come il Samaritano, che rischia la vita. Basta fare il proprio, nel piccolo, ogni giorno».

di Elena Ballarani

Foto di Aulo Piccardi FAP FOTO