Quando l’università diventa innovazione: il racconto del Professor Fabio Forlani
Lo studio, il rapporto con gli studenti, il cercare di stimolarli a rischiare e a mettersi in gioco sono, probabilmente, le cose che mi motivano di più.
Professor Forlani, ci può raccontare come nasce il suo percorso accademico e quali tappe l’hanno portata a ricoprire il ruolo di Presidente del corso di laurea in Economia e Management del Turismo dell’Università degli Studi di Perugia?
È stato un percorso lungo. Sono un appassionato di turismo, ho iniziato a lavorare nelle imprese e alberghiere già all’età di 15 anni, in Romagna. Ho cominciato come cameriere nonostante frequentavo le scuole superiori. Durante l’università ho continuato a lavorare. Questo mi ha permesso di conoscere fin da subito il sistema turistico romagnolo, il mondo degli alberghi e, in seguito, anche le varie attività di intrattenimento sulla spiaggia e tutti gli altri elementi del business del turismo balneare. Parallelamente a questo, svolgevo attività di volontariato nel mio paese (Mondaino): organizzavo eventi, iniziative culturali e attività legate al turismo. Quando si è avvicinato il momento di realizzare la tesi di laurea, ho chiesto di poterla svolgere proprio su questi argomenti.
Mentre lavoravo alla tesi, grazie al Professor Tonino Pencarelli, con il quale ho svolto la maggior parte delle mie attività di ricerca, ho conosciuto il libro L’economia dell’esperienza di Gilmore e Pine. Questo testo sosteneva che dopo l’era dei servizi sarebbe arrivata l’era delle esperienze.
Poiché avevo già avuto esperienze pratiche nel settore, anche se spesso in forma volontaria, ho provato ad applicare il concetto di “esperienza” al turismo nella mia
tesi, rileggendo l’intero settore in un’ottica esperienziale. Questo lavoro è stato molto apprezzato e mi ha permesso di laurearmi con il massimo dei voti. Successivamente alla laurea mi è stato proposto di intraprendere il percorso di dottorato. Nel 2005 ho conseguito il dottorato in Marketing e da lì in poi ho continuato la mia attività di ricerca.
Sono arrivato a Perugia nel 2016 dove, per le mie competenze, mi sono occupato del corso di laurea in Economia del Turismo. Ho collaborato prima con il Professor Pagliacci e poi con il Professor Scaglione, fino a quando mi è stato proposto di assumere la responsabilità del corso di laurea, anche in considerazione della necessità di orientare la formazione sempre più verso competenze manageriali e di marketing.
C’è stato un momento decisivo nella sua carriera in cui ha capito che il mondo universitario era la strada giusta per lei? Cosa l’ha convinta a intraprendere questa via?
Il libro L’economia dell’esperienza mi ha permesso di capire che le mie idee non erano semplicemente sogni di un ragazzo di provincia, ma vere intuizioni. Il lavoro di ricerca mi ha portato a comprendere che per trasformare un’intuizione in qualcosa di utile era necessario passare attraverso la concettualizzazione, la modellizzazione e la misurazione del fenomeno. Volevo capire se quelle idee fossero davvero implementabili e realizzabili, ma ancor più importante capire come portarle dai libri alla pratica.
Ho iniziato quasi per curiosità ma, una volta immerso in questo lavoro, ho scoperto una vera e propria passione per la ricerca. Ho fatto anche altre esperienze: attività di consulenza, ruoli di gestione della cosa pubblica, progetti legati alla ricerca e all’innovazione. Ma lo studio, il rapporto con gli studenti, il cercare di stimolarli a rischiare e a mettersi in gioco sono, probabilmente, le cose che mi motivano di più.
Dal suo punto di vista, in che modo l’università può aiutare i giovani studenti a trasformare le proprie passioni in percorsi professionali concreti e sostenibili?
Noi stiamo progettando il corso di laurea proprio con questo obiettivo. In che modo l’università può aiutare i giovani? Fondamentalmente sono tre le cose che dobbiamo realizzare.
Come primo punto bisogna fornire ai giovani dei concetti base per leggere il mondo circostante. Servono degli “occhiali” per interpretare il fenomeno turistico nella maniera più ampia possibile. Il rischio, secondo me, è che i ragazzi, oggi, entrino in una realtà lavorativa, consulenziale o professionale per poi non riuscire più a spostarsi da quella prospettiva. Per questo devono invece arrivarci con il maggior
numero possibile di conoscenze, soprattutto concetti che permettono di osservare i fatti da punti di vista diversi. Nel nostro caso, i concetti fondamentali sono di tipo economico, giuridico, matematico-statistico e manageriale-marketing. Noi insistiamo molto sulla parte manageriale e di marketing, ma è chiaro che anche le altre discipline sono indispensabili per leggere correttamente il fenomeno economico-aziendale.
In secondo luogo dobbiamo alimentare la curiosità, il “fuoco” interiore, dando stimoli anche esterni attraverso seminari, laboratori, incontri con le imprese ed uscite nei contesti lavorativi. Uno degli investimenti più importanti che stiamo facendo, anche grazie alle aziende che ci sostengono, è quello di portare gli studenti al TTG, la principale fiera turistica italiana. Lì trascorrono due giorni immersi nel settore turistico, in questo riescono realmente a percepire quanto il turismo sia un fenomeno ampio: non trovano solo l’hotellerie, ma tutta la parte tecnologica, i servizi di supporto e un’infinità di attività sulle quali potrebbero costruire la loro futura attività lavorativa. Un conto è sentirne parlare in aula, un altro è essere lì. Investire nel turismo significa aprirsi una porta su un universo vasto e ricco di potenzialità.
Infine come terzo punto occorre incoraggiare gli studenti a rischiare. Proviamo a spingerli a sperimentare, ad immaginare la creazione di una loro impresa, a cambiare i prodotti, ad inventare nuove formule promozionali e strategie di comunicazione. Bisogna metterli nelle condizioni di vedere il mondo, dar loro gli strumenti per viverci ed insegnare che il mondo si cambia anche rischiando.
Quale ruolo ritiene debba assumere oggi l’università nella definizione e nella promozione dello sviluppo turistico dei territori?
4. Secondo me l’università deve avere un ruolo più importante e serve un suo coinvolgimento maggiore.
Collaboriamo con la Regione Umbria e con il Comune di Assisi nelle attività di analisi e insieme alla Camera di Commercio abbiamo realizzato Umbria Tourism Hub, un evento con il quale promuoviamo incontri e riflessioni propedeutici alle decisioni politiche, oltre che utili per la formazione degli operatori e degli studenti.
Tutto questo però richiede un adeguato sostegno, anche attraverso maggiori fondi destinati a queste attività. È vero che l’università deve aprirsi alle imprese e alle istituzioni, ma è altrettanto vero che le istituzioni devono coinvolgere di più l’università e sostenerla tramite maggiori finanziamenti. L’università ha un ruolo fondamentale e potrebbe averne uno ancora maggiore, a condizione che sia al passo con i tempi e che sappia leggere correttamente i vari fenomeni.
Assisi è storicamente un centro di turismo culturale e religioso. Quali nuove opportunità vede emergere per questa città e quali azioni l’università può attivare per valorizzarle?
5. Assisi sta vivendo una crescita turistica importante. Si percepisce chiaramente che i flussi turistici sono consistenti, in aumento e collegati principalmente al turismo religioso, culturale e spirituale. Tuttavia, è altrettanto vero che anche il turismo slow e il turismo verde rappresentano un’opportunità concreta, sia per Assisi che per l’intera Umbria.
In questo contesto, l’università ha un ruolo di stimolo, ma soprattutto ha il compito di creare competenze. Competenze che, in modo conscio o inconscio, contaminano positivamente il tessuto produttivo. In Umbria le imprese stanno crescendo e alcune stanno intraprendendo un percorso di riqualificazione verso l’alto per posizionarsi nel mercato del lusso. Questo movimento richiederà nuove competenze e personale qualificato capace di accompagnare tale sviluppo. Il nostro ruolo diventa quello di aiutare le imprese in questo processo e di creare occasioni di confronto.
Nel nostro corso di laurea, inoltre, stiamo lavorando ad un progetto molto interessante sull’applicazione delle tecnologie digitali nel turismo. Non a caso, il ruolo dell’università è quello di promuovere e fare ricerca, cercando di anticipare le tendenze. Sicuramente uno degli elementi più interessanti è l’intelligenza artificiale, uno strumento ad altissima produttività che cambierà l’organizzazione del lavoro e il modo di interagire con le imprese.
Un’altra innovazione rilevante è il metaverso o meglio la realtà virtuale immersiva.
Partendo da questa idea, abbiamo deciso di approfondire il tema del metaverso per capire se e come potrebbe impattare sul turismo. Siamo convinti che in un futuro ci sarà uno scatto tecnologico che permetterà, attraverso l’uso di semplici occhiali, di entrare e interagire con l’universo digitale. Se questo scenario si realizzerà, cambierà radicalmente il modo in cui usufruiremo degli spazi digitali.
Se potesse tornare agli inizi della sua carriera accademica, quale consiglio darebbe al giovane Fabio Forlani?
6. Se potessi tornare agli inizi, consiglierei al me giovane di trascorrere un periodo lungo all’estero. Io ho fatto una scelta: dedicarmi alla ricerca e investire sul territorio, svolgendo molte attività e vivendo esperienze pratiche all’interno del sistema locale. Non avendo vissuto esperienze all’estero, mi rendo conto che non possiedo né una padronanza linguistica solida, né una conoscenza profonda delle culture internazionali. Tali aspetti sono molto importanti in quanto permettono di muoversi nel contesto internazionale con naturalezza e rappresentano sicuramente un
vantaggio competitivo. Per questo, da analista esterno, credo che mi avrebbero dovuto “obbligare” a fare ciò che noi oggi chiediamo ai nostri dottorandi, ovvero un anno di soggiorno all’estero.
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